Ho sconfitto la matematica.
Incredibile.
La prof, ai tempi, mi aveva dato per spacciata, e invece oggi s'è rimangiata tutto.
Sono intelligente :o
Visualizzazione post con etichetta università è morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta università è morte. Mostra tutti i post
venerdì 10 settembre 2010
giovedì 26 agosto 2010
Scoperte
lo scrisse
Mata Haro
e parlò di:
de inutilitate,
università è morte
La matematica, se assunta a piccole dosi, non è letale.
Mi sento un po' Mitridate.
Mi sento un po' Mitridate.
sabato 21 agosto 2010
La matematica...
lo scrisse
Mata Haro
e parlò di:
calcio,
università è morte
...è cattiva e malvagia e apparentemente incomprensibile.
Ma DEVO riuscire a capirci qualcosa.
Ma DEVO riuscire a capirci qualcosa.
Impossible is nothing.
Così diceva (dietro opportuno compenso) un tizio biondiccio con una moglie anoressica.
Così diceva (dietro opportuno compenso) un tizio biondiccio con una moglie anoressica.
Ma lui non ha mai dovuto studiare la matematica!
giovedì 19 agosto 2010
Time for studyin'...forse
lo scrisse
Mata Haro
e parlò di:
baibliotec,
pazzoidi quotidiani,
università è morte
E' tempo di mettersi sotto,
ho due esami cazzuti e cazzosi da recuperare.
Ho una biblio che non mi può garantire uno spazio di studio per tutto il giorno, in quanto siamo pur sempre in agosto e i dipendenti comunali col cacchio che stanno in biblio tutto il giorno.
Poi avrei degli scrupoli a recarmici, in quanto il Theologo è sempre in agguato.
Se il Theologo ti bracca una volta, sei morto. Finito. Kaputt.
Non ti lascerà mai più in pace, ogni mezz'ora si ricorderà di aver qualcosa da dirti e si materializzerà ESATTAMENTE nella stanza in cui ti trovi, senza che in precedenza ti abbia visto entrarci. Probabilmente ha un radar o qualcosa del genere.
Nel corso della mia permanenza nell'edificio, mai avevo, per fortuna, avuto modo di esser coinvolta in discorsi con lui.
Ma costui, avendo veduta L. ascoltare per caso un suo colloquio con un giovine, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso (in merito al corso di studi).
La sventurata rispose.
Avendo poi constatato ella (cioè io) l'immane invadenza dell'individuo, dopo averci speso un intero pomeriggio a parlare di problemi psicologici (e psichiatrici?) e di famiglia, nonché dell'importanza della Fede,
alle richieste di lui se mai sarebbe tornata a fargli compagnia,
lei rispuose "Ma certo, ehm...lunedì ci sono di sicuro!" e dileguossi.
E fu così che la donzella, cioè io, non si recò più in biblio.
Anche se non è giusto che io non possa andare in un posto dove, bene o male, mi trovo bene (o male), perché c'è un pazzoide che mi stressa.
Dovrei essere assertiva, riuscire a impormi e a non far invadere i miei spazi.
Oppure dovrei mettermi una parrucca e dei baffi finti, camuffandomi in qualche modo per non farmi riconoscere.
Che palle.
Non posso farmi condizionare così.
Eppure lo sto facendo -_-
ho due esami cazzuti e cazzosi da recuperare.
Ho una biblio che non mi può garantire uno spazio di studio per tutto il giorno, in quanto siamo pur sempre in agosto e i dipendenti comunali col cacchio che stanno in biblio tutto il giorno.
Poi avrei degli scrupoli a recarmici, in quanto il Theologo è sempre in agguato.
Se il Theologo ti bracca una volta, sei morto. Finito. Kaputt.
Non ti lascerà mai più in pace, ogni mezz'ora si ricorderà di aver qualcosa da dirti e si materializzerà ESATTAMENTE nella stanza in cui ti trovi, senza che in precedenza ti abbia visto entrarci. Probabilmente ha un radar o qualcosa del genere.
Nel corso della mia permanenza nell'edificio, mai avevo, per fortuna, avuto modo di esser coinvolta in discorsi con lui.
Ma costui, avendo veduta L. ascoltare per caso un suo colloquio con un giovine, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso (in merito al corso di studi).
La sventurata rispose.
Avendo poi constatato ella (cioè io) l'immane invadenza dell'individuo, dopo averci speso un intero pomeriggio a parlare di problemi psicologici (e psichiatrici?) e di famiglia, nonché dell'importanza della Fede,
alle richieste di lui se mai sarebbe tornata a fargli compagnia,
lei rispuose "Ma certo, ehm...lunedì ci sono di sicuro!" e dileguossi.
E fu così che la donzella, cioè io, non si recò più in biblio.
Anche se non è giusto che io non possa andare in un posto dove, bene o male, mi trovo bene (o male), perché c'è un pazzoide che mi stressa.
Dovrei essere assertiva, riuscire a impormi e a non far invadere i miei spazi.
Oppure dovrei mettermi una parrucca e dei baffi finti, camuffandomi in qualche modo per non farmi riconoscere.
Che palle.
Non posso farmi condizionare così.
Eppure lo sto facendo -_-
martedì 10 agosto 2010
Il teatro è un posto di brutalità
lo scrisse
Anonimo
e parlò di:
cinematografò,
università è morte
Come qualcuno saprà io frequento un'università di preti.
Tra le offerte formative di questa c'è anche un surrogato del DAMS, ma più costoso e con un acronimo migliore: purtroppo, però, la maggior parte dei frequentanti è gente un po' bizzarra, che sembra giust'appunto uscita dalla casa del Grande Fratello, e non ha nulla a che vedere con la tv del vaticano che doveva organizzare Arbore ne Il Papocchio. Sono ragazzi che, nelle ambizioni più pure, aspirano al massimo a scrivere una puntata di Un posto al sole.
Tra di essi, però, c'è una piccola minoranza: quella che vuol fare teatro e poi finisce a fare il professore delle varie discipline teatrali. Li puoi riconoscere a occhio perché sono tutti la versione fallita di Gigi Proietti.
Tra le offerte formative di questa c'è anche un surrogato del DAMS, ma più costoso e con un acronimo migliore: purtroppo, però, la maggior parte dei frequentanti è gente un po' bizzarra, che sembra giust'appunto uscita dalla casa del Grande Fratello, e non ha nulla a che vedere con la tv del vaticano che doveva organizzare Arbore ne Il Papocchio. Sono ragazzi che, nelle ambizioni più pure, aspirano al massimo a scrivere una puntata di Un posto al sole.
Tra di essi, però, c'è una piccola minoranza: quella che vuol fare teatro e poi finisce a fare il professore delle varie discipline teatrali. Li puoi riconoscere a occhio perché sono tutti la versione fallita di Gigi Proietti.
Alti, magri (da giovani han patito la fame), con barba incolta che da carattere. Vivono una capacità grossolana di passare da un portamento formale, profondo, da teatro di prosa, a quello più ammiccante e ambiguo da comico di avanspettacolo, l'aver fatto il quale una decina d'anni fa si sarebbero vergognati come ladri, ma che oggi da spessore al curriculum, assieme a quelle brutte e mal fatte repliche di opere dannunziane.
La cosa più caratterizzante, però, è che han tutti teorie assurde sull'attore e il pubblico, le quali il più delle volte ripropongono in chiavi sessuali per tutto: Romeo&Giulietta? Sesso. Le opere di Brecht? Sesso e straniamento; straniamento sessuale, naturalmente. Il teatro di Dario Fo? Sesso ed anarchia. I morality plays medievali? Sesso con Everymen.
Ma il lato più divertente è come non abbiano pietà per nessun contemporaneo in vita, soprattutto se pluri-premiato e riconosciuto al livello internazionale, e non puoi credere che quest'astio non derivi da nient'altro, se non dal fegato che rode dall'invidia. Voi non immaginate cosa ho sentito dire su Dario Fo... e se Pirandello fosse ancora in vita, avrebbero da ridire anche su di lui, magari perché c'è poco sesso nelle sue rappresentazioni.
Amano solo le cose più estreme e dal simbolismo più scadente, fallimentari, di quelle che se han venti spettatori a sera è perché l'attore principale ha molti parenti.
Ecco perché io non vado mai a teatro (ah, e anche perché stare seduta in sala mi annoia).
Annunciazione da Il Papocchio.
Iscriviti a:
Post (Atom)